AtaI PON, i Programmi Operativi Nazionali, sono finanziamenti dell'Unione Europea per promuovere l'uguaglianza sociale, occupazionale ed economica tra le varie aree dell'Unione Europea.
Gli insegnanti delle scuole che aderiscono ai PON, come il personale ATA, non sono obbligati a parteciparvi, seppure i progetti spesso coinvolgano anche docenti e ATA. E non sono costretti a rinunaciare a giorni di ferie in caso di coinvolgimento nelle attività.
I finanziamenti UE si dividono in due categorie, FSE e FESR.
Sveliamo il mistero dei finanziamenti dell'Unione Europea che promettono di ridurre le disparità tra le regioni dell'UE.
Cosa si nasconde dietro di essi?
Essi non sono a erogazione diretta, vengono gestiti da soggetti terzi, passano attraverso Stato e Regioni, i quali li erogano infine ai beneficiari.
I PON sono un'opportunità (e una miniera) d'oro per gli istituti scolastici, che possono accedere a fondi UE per migliorare le strutture, la formazione e l'istruzione.
Ma cosa succede una volta ottenuti questi finanziamenti? Gli studenti sono davvero gli unici che beneficiano di questo strumento?
C'è un aspetto non trascurabile, nonostante nelle scuole italiane manchino spesso infrastrutture a norma e materiale basilare come computer, lavagne interattive, detersivo, carta igienica... il dirigente scolastico, che avrà sicuramente le sue gatte da pelare per dirigere ogni singolo progetto, percepisce una percentuale variabile rispetto all'importo dello stanziamento, il 5% del costo totale del progetto nel caso dei PON.
In fondo sono soldi che manda Bruxelles, no?
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